Aldo Cavalletti, fondatore di HP LabAldo Cavalletti

Fondatore di HP Lab

Oggi non ti dirò quanto sono bravo mostrandoti dei titoli: ti racconto la mia storia.

Ho creato HP Lab seguendo quella che amo definire un'attitudine naturale. Come molti di voi, ho avuto esperienze in settori diversi, mettendomi in gioco e cercando di fare la differenza, sperimentare ed evolvere per trovare qualcosa di nuovo: esattamente come ogni forma di vita che conosciamo tende a crescere.

Per oltre 20 anni ho avuto ruoli di responsabilità in contesti industriali complessi: squadre operative, carichi di lavoro elevati, reparti in parallelo, scadenze stringenti. Lì ho potuto sperimentare che la complessità è un costo, non una ricchezza, perché l'ostacolo non è mai la volontà delle persone: è l'organizzazione del lavoro. E se questo vale in ogni contesto, in un'agenzia vale ancora di più, perché lì ogni minuto ha un valore diretto.

Ho imparato che non esiste un metodo uguale per tutti. Ogni organizzazione, ogni team, ogni persona ha il proprio modo di funzionare. È la lezione più importante di quegli anni: ognuno veste il suo. Un sistema pensato per un modello e applicato a un altro fallisce — non perché sia sbagliato, ma perché non è stato pensato per quella realtà.

Mentre ero immerso in sfide sempre più importanti mi sono avvicinato al coaching, perché ormai mi era evidente che ognuno di noi ha delle risorse importanti e che il coaching è lo strumento giusto per farle esprimere al meglio.

La somma tra processi e coaching dava un risultato semplice: crescita. E con essa cresceva l'urgenza di portare agli altri quello che avevo maturato. Del resto avevo formato personale per anni, trasferendo competenze e accompagnandole verso traguardi e obiettivi. A un certo punto, però, il sistema industriale iniziava a starmi stretto: le leggi dei grandi numeri faticano a riconoscere il valore umano, e io volevo portare la mia esperienza dove l'essere umano viene prima del ruolo che ricopre.

È così che ho scelto di lavorare con chi sta sul mercato ogni giorno. Prima ascolto come lavora, poi capisco dove si perde valore e solo dopo costruisco: non arrivo con una soluzione già pronta, perché il punto non è applicare un sistema, ma trovare quello che regge nella sua giornata reale. Perché è la cosa che ho imparato gestendo squadre: le persone danno il meglio quando il lavoro è organizzato per farle rendere, non quando si chiede loro di adattarsi a una procedura.

Quello che ho imparato è diventato un metodo: è il modo in cui oggi accompagno chi lavora sul mercato. Come funziona lo racconto nella sezione Il metodo — questa pagina, invece, parla di me.

Questa è la mia storia.